BILANCIO REGIONALE, IL PD HA VOTATO CONTRO

Il bilancio di previsione 2022-24 e relativa legge di stabilità di Regione Lombardia sono stati approvati giovedì 16 dicembre con i voti della maggioranza di centro-destra.

Il gruppo consiliare del Pd, unitamente agli altri gruppi di opposizione, ha espresso convintamente voto contrario e le ragioni di questa posizione sono state ben esplicitate nella dichiarazione di voto del capogruppo, Fabio Pizzul, secondo il quale
Lega e alleati hanno approvato un bilancio puntiforme, fatto di micro-interventi che non hanno un filo comune né un disegno di fondo. La Lombardia è in declino, la povertà e le diseguaglianze crescono, soprattutto a danno di giovani e donne, ma questa maggioranza non ha un piano per invertire la rotta. Le Regioni dovrebbero saper governare e programmare, affrontare i grandi temi: sono le cose che dovrebbe fare la Regione, ma questa maggioranza di centrodestra è senza prospettive e senza visione.”

Il discorso di Pizzul è partito da alcune considerazioni sulla condizione economica e sociale della Lombardia, che illustra un lento declino che prosegue dal 2000 ad oggi.
Prendendo dati del rapporto 2021 dell’ente di ricerca regionale Polis, più altri dati Svimez, ha ricordato che la Lombardia sta perdendo terreno in Europa e in Italia e che i lombardi sono più poveri di vent’anni fa. A farne le spese sono soprattutto giovani, donne e famiglie con figli minori. Per reddito pro-capite, la ricca Lombardia è al 36° posto in Europa, avendo perso venti posizioni in venti anni.

La povertà assoluta tra il 2005 e il 2019 è triplicata e nel 2020 è arrivata a sfiorare la media italiana.
I cosiddetti working poors, con stipendi che non bastano a vivere dignitosamente, sono quasi il 9%, e a farne le spese sono soprattutto donne e giovani.
Le difficoltà dei giovani hanno ricadute sociali, come la denatalità: dal 2009 i nuovi nati sono diminuiti di oltre il 25%.

Anche sui dati economici ci sono indicatori allarmanti: la Lombardia è solo ottava in Italia per spesa in ricerca e sviluppo, addirittura penultima se consideriamo la componente pubblica.
In Lombardia cala la formazione permanente, soprattutto per le donne, e la banda ultralarga, fuori dalla città metropolitana di Milano e dalla provincia di Monza e Brianza, copre non più del 48% della popolazione. Tutto questo ha un costo: la Lombardia rimane la prima regione manifatturiera in Italia, ma vede una contrazione significativa delle attività industriali tra il 2011 e il 2019. Per valore aggiunto della produzione, inoltre, l’industria lombarda è solo settima in Italia.

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