La risoluzione sul diritto al cibo

Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvata all’unanimità nella seduta di martedì 19 aprile la risoluzione sul diritto al cibo e lo sviluppo dei sistemi agroalimentari sostenibili. Il gruppo consiliare del Pd ha espresso un voto convinto favorevole oltre ad aver dato un sostanziale contributo al testo dell’atto.

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Il diritto al cibo, strettamente connesso al tema dello sviluppo dei sistemi agroalimentari sostenibili, è stato inserito come fondamentale nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1948 ed è stato poi riaffermato dall’Onu nel 1966, nel Patto sui diritti economico-sociali e culturali, e nella Dichiarazione del millennio, nel 2000. In quest’ultimo atto, si sanciva che fosse un obiettivo da raggiungere nel 2015. Siamo ancora lontani, perché molte popolazioni soffrono ancora della mancanza di un’alimentazione quotidiana, sana, corretta. È una questione di sovranità alimentare e produttiva, perché il diritto al cibo è strettamente legato a scelte e pratiche politiche.

Il nostro gruppo ha caldeggiato l’assunzione di impegni precisi:

  • la filiera corta come elemento fondante e fondamentale dei nostri sistemi che potrebbe trasformarsi in una legge di Regione Lombardia,

  • il tema dei consumi idrici ed energetici,

  • la premialità per il contenimento del consumo di suolo agricolo, inteso, appunto come salvaguardia,

  • la difesa della redditività delle aziende che tengono alta la lotta alla contraffazione.

Abbiamo comunque espresso la nostra soddisfazione per questo esito, soprattutto ricordando che quando si trattò di discutere il progetto di legge contro lo spreco di cibo, ci furono delle perplessità per il timore che fosse limitato nei suoi effetti e c’era la sensazione che non si volesse affrontare in maniera più globale la questione. Invece, oggi confermiamo il fatto che si è intrapreso allora un percorso positivo che non è arrivato a conclusione ma ad un nuovo punto di partenza. Abbiamo, inoltre, chiesto alla Giunta di tener aggiornato il Consiglio perché l’eredità di Expo non rimanga un atto formale, ma diventi la volontà esplicita di Regione Lombardia di continuare su questo fronte.

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