LA CONSULTA BOCCIA LA LEGGE ANTI MOSCHE

Stop della Consulta alla cosiddetta legge anti-moschee approvata nel mese di gennaio 2015 dal Consiglio Regionale della Lombardia. Si è trattato di un verdetto netto, assunto all’unanimità dai quindici giudici della Corte Costituzionale, rispetto ad una norma che era stata impugnata dal Governo in tutte le parti in cui prevede paletti talmente alti, come il ricorso a un referendum tra i cittadini prima di dare il via libera a una costruzione, da rendere impossibile nei fatti l’edificazione stessa.

La bocciatura da parte della Consulta in realtà non ci ha affatto sorpreso, anzi era più che prevedibile. Sotto il profilo politico conferma ancora una volta l’incapacità di Maroni e della sua maggioranza di produrre buone leggi che resistano al vaglio della Costituzione. Il provvedimento approvato a suo tempo dal Consiglio è pessimo: non fa nulla per combattere l’abusivismo e per come è stato scritto incentiva il proliferare di situazioni opache. Era chiaro a tutti quale fosse il vero intento della Lega: strumentalizzare, per soli fini elettorali, un tema molto delicato quale la libertà di culto trincerandosi dietro la disciplina urbanistica. Così come concepita mirava ad impedire la costruzione di moschee ma di fatto limitava la libertà per qualunque confessione religiosa, costituendo un aggravio burocratico tale da scoraggiare la costruzione di nuovi edifici di culto. Anche gli ampliamenti degli Oratori diventavano problematici con questa norma. Sintomatico e significativo anche il fatto che tutte le confessioni, compresa quella cattolica e quella ebraica, si sono pronunciate contro questa legge. In Commissione Territorio il responsabile della comunità ebraica, ascoltato sul provvedimento, ha avuto parole di condanna per una normativa che viola così palesemente la libertà di culto al fine di colpire i musulmani.

Attendiamo ora di conoscere le motivazioni della Consulta ma questa bocciatura dimostra l’inadeguatezza della Giunta Maroni a guidare la Regione Lombardia quotidianamente al centro di episodi che gettano cattiva luce sull’istituzione.

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