LA RICOSTRUZIONE DELLA SANITA’ TERRITORIALE

La ricostruzione della sanità territoriale, sostanzialmente “smantellata” negli ultimi decenni, in particolare dopo la riforma Maroni, è stata al centro delle nostre proposte in aula.

Abbiamo sostenuto, in particolare, che serve un modello realizzato sull’organizzazione della risposta ai bisogni delle persone, non su criteri esclusivamente economici, attraverso un servizio che, nel bilanciare le richieste dei singoli e quelle delle comunità, sia attrezzato a governare situazioni di emergenza, come quelle connesse a epidemie e pandemie, ma anche alla presa in carico di persone con malattie croniche, con presenza di due o più malattie, fragili o con disabilità, in un’ottica di cooperazione tra differenti comparti del servizio sanitario nazionale e di coordinamento tra i diversi livelli di governo del personale. Occorre cioè lo sviluppo rapido di un sistema capillare di medicina del territorio al fine di ricomporre la continuità fra prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione, servizi vicini alla persona e alla sua comunità, insomma con risposte a tutti i bisogni.

Un’integrazione socio-sanitaria, dunque, che parta dai Distretti, oggi ridotti a una semplice istituzione formale, ma che dovrebbero, invece, costituire l’articolazione territoriale delle Aziende sanitarie, essere dotati di autonomia organizzativa, occuparsi di governo della domanda, costruzione dei percorsi di presa in carico e organizzazione e coordinamento dei servizi territoriali sanitario-assistenziali.

E in una riorganizzazione così programmata, come ha detto bene ANCI, i Comuni non dovrebbero essere spettatori ma protagonisti.

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