LA VALORIZZAZIONE DEL MANDIC DI MERATE

Un ordine del giorno presentato dal gruppo consiliare del Partito democratico, primo firmatario il sottoscritto, riguarda specificamente la valorizzazione dell’Ospedale Mandic di Merate.

Nel merito le preoccupazioni legate al futuro dell’Ospedale Mandic nascono da numerosi elementi: la chiusura del reparto di Chirurgia pediatrica, gli spostamenti a Lecco dei servizi di Farmacia, Medicina trasfusionale, Anatomia patologica, Microbiologia, Allergologia, la riduzione di attività amministrative e dei servizi di Ecodinamica e di Elettrofisiologia. Elementi concreti dunque, cui possiamo aggiungere il problema, comune a tanti presidi, della carenza di personale, che però ovviamente, e per tutte le considerazioni svolte, si fa sentire maggiormente nei presidi meno “attrattivi”.

In una situazione del genere, le conseguenze sia per gli operatori che per i cittadini-pazienti si fanno pesanti.

Difatti i primi avvertono una diminuzione del senso di appartenenza e del senso di cura dei propri bisogni che si trasforma in scarsa cura per il luogo di lavoro, una sensazione di abbandono senza segni di potenziale cambiamento di rotta e la difficoltà di rimettere il Presidio “sul mercato” per diminuita attrattività con conseguente difficoltà nella copertura dei turni e quindi incertezza nella collaborazione nella vita familiare e sociale e sovraccarico di lavoro. In questa fase storica il mercato offre troppe alternative e lentamente, di solito prima i migliori, se ne vanno.

I cittadini, invece, notano una diminuzione della qualità media delle prestazioni, sia dal punto di vista qualitativo sia quantitativo, ritardi e spostamenti per ricevere alcune prestazioni, fino in molti casi alla decisione autonoma di rivolgersi direttamente ad altre strutture, saltando di fatto l’offerta del Presidio, quando non vi vengono inviati da parte degli stessi curanti.

Tutto ciò comporta un inevitabile incremento degli spostamenti su strada con i disagi conseguenti.

Per questo abbiamo parlato e continuiamo a parlare di un depotenziamento di fatto di questo presidio, nonostante le rassicurazioni verbali. Anche perché più passa il tempo più gli interventi, per fermare e invertire la tendenza e avviare un risanamento, diventano costosi e impegnativi, in un momento storico dove mancano sia le risorse economiche sia il personale.

Cosa abbiamo proposto con il nostro ordine del giorno?

Innanzitutto l’impegno a rivedere, in un’ottica di efficientamento territoriale dei servizi, l’offerta del Presidio Ospedaliero San Leopoldo Mandic, valorizzando quanto è già presente e valutando la redistribuzione in loco di ulteriori specialità sanitarie con la relativa dotazione di personale medico e infermieristico.

In secondo luogo la dotazione per il reparto di terapia intensiva del numero di medici e di personale previsti per i presidi ospedalieri con lo status di DEA di 1.o livello.

E’ fondamentale, cioè, a nostro avviso, fornire subito dei segnali di inversione di tendenza!

Al riguardo però è successo però qualcosa di incredibile!

Il relatore Monti, a nome della maggioranza, ha dichiarato che tutti gli ordini del giorno “territoriali” proposti dalle opposizioni sarebbero stati respinti, a prescindere dal merito.

Perciò la valorizzazione del presidio Mandic di Merate e di quello di Bellano è stata bellamente accantonata con un atteggiamento che non esito a definire arrogante da parte della maggioranza, che non ha voluto nemmeno prendere in considerazione un qualsiasi indirizzo giunto dall’opposizione, in un muro contro muro inspiegabile, che non tiene conto delle esigenze delle nostre comunità, che ignora le richieste venute dal basso. Davvero inaccettabile!

Al contrario gli ordini del giorno cosiddetti territoriali sono molto importanti per fornire degli indirizzi politici alla Giunta.

Non si tratta evidentemente di modificare il testo della legge, ma di dare, appunto, un’indicazione su alcune questioni rilevanti. Abbiamo vibratamente protestato in apertura di seduta, ma non c’è stato verso.

E’ molto grave che la Giunta regionale abbia deciso di bocciare a priori ogni ordine del giorno basato su richieste relative ad un territorio.

Il fatto che il centrodestra non voglia che se ne parli è l’ennesimo strappo non solo con noi e con le altre opposizioni, ma con i cittadini lombardi, che della riforma sanitaria vogliono vedere i risultati nella loro vita reale, non solo nei loro proclami.

I gruppi di maggioranza hanno impedito al Consiglio di determinare la politica della Giunta, calpestando la dignità dell’Aula e quindi dei cittadini, di cui noi siamo rappresentanti e portavoce, anche dall’opposizione, in quanto garanti della dialettica democratica.

È stato il modo più sbagliato di chiudere la discussione sul futuro della sanità lombarda.

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