LEGGE SULLA QUALITA’ ARTIGIANA LOMBARDA: UN’OCCASIONE MANCATA!

Un’occasione mancata per rivedere la legge sull’artigianato lombardo che non avrebbe richiesto molto tempo, ma la volontà di tutti, e da parte della maggioranza, già in Commissione Attività produttive, non c’è stata: questo, in sintesi, il giudizio che ho dato, a nome del gruppo consiliare del PD Lombardia, sulla legge sulla Disciplina istituzionale dell’artigianato lombardo con l’istituzione del riconoscimento ‘Qualità artigiana’, approvata martedì 20 aprile dal Consiglio regionale. Perché un’occasione mancata? Perché fermarsi a riconoscere la qualità artigiana senza affrontare i principali problemi che la categoria affronta con la crisi in corso è assurdo, soprattutto se si considera che la legge è datata 1989 e andrebbe rivisitata, ma, ahimè, questo da parte della maggioranza non si è voluto farlo. E’ ciò che hanno sostenuto nelle audizioni in Commissione le due principali organizzazioni di categoria degli artigiani, Confartigianato e CNA, purtroppo inascoltate dalla maggioranza.

Tuttavia, alla luce della norma finanziaria, che è partita con una cifra ridicola, 50mila euro, ma, per fortuna, è stata adeguata e portata a 2 milioni di euro, e all’approvazione del nostro ordine del giorno che almeno dà una serie di indirizzi sulle politiche da adottare a favore delle imprese artigiane, abbiamo deciso per il voto di astensione.

Il nostro ordine del giorno, approvato all’unanimità dal Consiglio Regionale, contiene i seguenti indirizzi alla Giunta:

  1. una ricognizione, di concerto con la Commissione consiliare competente, del quadro legislativo regionale in materia e dei relativi strumenti;
  2. dare piena attuazione alla legge regionale 26/2015 sulla manifattura diffusa creativa e tecnologica 4.0, che invece già rappresenta qualcosa di più aggiornato e vicino ai problemi della categoria artigiana oggi;
  3. potenziare l’accesso al credito, per incentivare il rafforzamento patrimoniale delle micro e piccole imprese, tema molto sentito in questo momento;
  4. prevedere, attraverso Finlombarda, degli strumenti finanziari innovativi sempre a vantaggio delle imprese artigiane;
  5. valorizzare e incentivare la nascita e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile e giovanile;
  6. investire maggiori risorse a favore della digitalizzazione dell’organizzazione dei processi produttivi e commerciali;
  7. rivedere le politiche attive del lavoro e della formazione professionale al fine di ridurre, per quanto possibile, evidentemente, il mismatch occupazionale, fornendo alle imprese artigiane quelle figure professionali che possono essere le più adatte per le loro attività e che a volte risultano invece difficili da trovare;
  8. creare le condizioni per incrementare nel più breve tempo possibile l’attivazione di corsi ITS e IFTS, perché siamo convinti che con l’incentivazione di questi corsi di studio possiamo davvero favorire, anche per le imprese artigiane, la possibilità di reperire figure qualificate e competenti;
  9. prevedere ulteriori misure di formazione continua che siano rivolte non solo ai dipendenti, ma anche ai titolari delle imprese artigiane;
  10. infine, prevedere misure volte a facilitare i passaggi generazionali tra gli imprenditori artigi ani.

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