L’EQUIVOCO DELLO “SPIEDO BRESCIANO”

Il Consiglio Regionale ha approvato martedì 24 maggio una legge per mantenere viva la tradizione dello “spiedo bresciano”.

In realtà, come purtroppo spesso succede, si tratta di una legge piena di contraddizioni e di ipocrisia, perché finge di sostenere una tradizione che non può mantenere veramente e perché nei fatti incentiva la caccia ad alcune specie di uccelli selvatici, andando in contrasto con le direttive europee e le leggi italiane che fanno prevalere la loro tutela in quanto a rischio di estinzione.

Mantenere viva una tradizione può essere considerato sicuramente un fatto positivo, purché nella consapevolezza che non tutte le tradizioni possono essere perpetuate. Possono essere mutate le condizioni sociali, economiche e culturali, il contesto. E quindi quelle modalità possono anche non essere più mantenute in vita. È questo il caso dello spiedo bresciano: è regolamentato da una normativa europea e da una nazionale sulla caccia che pongono come obiettivo prioritario la conservazione degli animali selvatici e della biodiversità, rispetto ai quali l’attività venatoria può esercitarsi solo nella misura in cui non arrechi danni rispetto all’obiettivo della conservazione degli animali selvatici.

Si tratta della Direttiva Uccelli europea del 2009 e di una modifica alla Legge sulla caccia italiana del 2014, che hanno come chiaro obiettivo quello di disincentivare l’attività venatoria nei confronti degli uccelli selvatici, limitando il mercato che la alimenta.

Allora qual è l’obiettivo di fondo di questa legge?

E come può mantenersi viva una tradizione se non andando in contrasto di fatto con gli obiettivi delle normative europea e statale a riguardo?

Il servizio legislativo del Consiglio regionale aveva messo in guardia i proponenti, dicendo che non si può escludere che il complesso delle disposizioni previste dal progetto di legge sia comunque interpretato come una forma di incentivo all’attività venatoria, potenzialmente idonea a frustrare le finalità perseguite dalla legislazione. Questo è il nocciolo della questione: la legge punta di fatto ad aggirare una normativa che invece ha come obiettivo quello di disincentivare la caccia all’avifauna.

E se invece ci si dice, da parte della maggioranza, che il provvedimento non contrasta in alcun modo con le normative, allora non produce alcun cambiamento nello stato di fatto delle cose ed è quindi solamente una scatola vuota che serve solo a fare un po’ di propaganda. Che sia l’una o che sia l’altra cosa, in ogni caso non abbiamo visto buone ragioni per sostenere questo progetto di legge, anzi, proprio per le stesse motivazioni, sono intervenuto in aula motivando il mio parere contrario e quello del gruppo del Partito democratico!

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