Spiedo bresciano, Pizzul e Straniero: “Legge piena di contraddizioni. Il legislativo aveva avvisato”

“È una legge piena di contraddizioni e ipocrisia, perché finge di sostenere una tradizione che non può mantenere veramente e perché nei fatti incentiva la caccia a queste specie di uccelli, andando in contrasto con le direttive europee e le leggi italiane che fanno prevalere la tutela delle specie a rischio rispetto a ogni altra indicazione”, definiscono così, Fabio Pizzul e Raffaele Straniero, capogruppo e consigliere regionale del Pd, il progetto di legge ‘Disposizioni per la valorizzazione del piatto tipico spiedo bresciano e di altri piatti tradizionali lombardi a base di selvaggina’, approvato stamattina in consiglio regionale, contraria l’opposizione.

“È una legge dal forte sapore propagandistico che rischia di essere impugnata dal Governo e di finire con la solita presa in giro dei cittadini lombardi – aggiunge Pizzul –. Non è così che si tutela una tradizione che meriterebbe un impegno che questa maggioranza non è in grado di garantire, perché preferisce le deroghe a normative nazionali ed europee a solidi percorsi di tutela e promozione delle tradizioni lombarde”.

A Straniero il compito di spiegare il dettaglio: “Mantenere viva una tradizione può essere considerato sicuramente un fatto positivo, purché nella consapevolezza che non tutte le tradizioni possono essere perpetuate. Possono essere mutate le condizioni sociali, economiche e culturali, il contesto. E quindi quelle modalità possono anche non essere più mantenute in vita – ha detto in Aula –. È questo il caso dello spiedo bresciano: è regolamentato da una normativa europea e da una nazionale sulla caccia che pongono come obiettivo prioritario la conservazione degli animali selvatici e della biodiversità, rispetto ai quali l’attività venatoria può esercitarsi solo nella misura in cui non arrechi danni rispetto all’obiettivo della conservazione degli animali selvatici”.

Si tratta della Direttiva Uccelli europea del 2009 e di una modifica alla Legge sulla caccia italiana del 2014, ha proseguito Straniero: “Hanno come chiaro obiettivo disincentivare l’attività venatoria nei confronti degli uccelli selvatici, limitando il mercato che la alimenta. Quindi, riflettono proprio il fatto che è mutato il contesto rispetto a quello nel quale la tradizione dello spiedo bresciano è nato. Allora qual è l’obiettivo di fondo di questa legge, per altro ampiamente modificata in fase di analisi in Commissione? E come può mantenersi viva una tradizione se non andando in contrasto di fatto con gli obiettivi delle normative europea e statale a riguardo?”.

Il servizio legislativo del consiglio regionale aveva messo in guardia, ha aggiunto Straniero, “dicendo che non si può escludere che il complesso delle disposizioni previste dal progetto di legge sia comunque interpretato come una forma di incentivo all’attività venatoria, potenzialmente idonea a frustrare le finalità perseguite dalla legislazione. Questo è il nocciolo della questione: la legge punta di fatto ad aggirare una normativa che invece ha come obiettivo quello di disincentivare la caccia all’avifauna. E se invece ci si dice, da parte della maggioranza, che il provvedimento non contrasta in alcun modo con le normative, allora non produce alcun cambiamento nello stato di fatto delle cose. E per questo è parimenti inutile”.

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