UN “PIANO MARSHALL” DAI CONTENUTI POCO CHIARI PER LA LOMBARDIA

Lunedì 4 maggio, in occasione del primo “step” nella riapertura delle attività, si è riunito il Consiglio Regionale: oltre alla nostra mozione di sfiducia sull’Assessorato al Welfare, è stato discusso un provvedimento predisposto dalla Giunta Regionale che stanzia 3 miliardi di euro, con relativo indebitamento di Regione Lombardia, per un piano straordinario di investimenti con l’obiettivo di favorire la ripresa economica della Lombardia.

All’interno di questo programma, 400 milioni sono destinati in particolari agli enti locali (di cui circa 350 milioni ai Comuni) per investimenti in materia di sviluppo territoriale sostenibile (adeguamento e sicurezza di strade, scuole, edifici pubblici, abbattimento barriere architettoniche, dissesto idrogeologico e riqualificazione urbana), efficientamento energetico e infrastrutture per la connessione Internet, in grado di essere avviati entro il 31 ottobre 2020. La ripartizione dei fondi fra i Comuni è stata stabilita per fasce di popolazione.

La restante parte del provvedimento (circa 2.600 milioni di euro!) è stata destinata per 2.470 milioni ad un fondo “interventi per la ripresa” a disposizione della Giunta e per 130 milioni a investimenti già programmati.

Abbiamo deciso di votare a favore di questa proposta di legge, che è stata sostanzialmente votata all’unanimità dal Consiglio (solo un’astensione), condividendone la finalità di effettuare un’immissione straordinaria di liquidità nel sistema economica lombardo e di favorire investimenti e ripresa economica.

Ci hanno lasciato perplessi però sia le modalità di distribuzione dei fondi fra i Comuni (con questo sistema hanno avuto 100.000 euro di contributo sia un Comune di 100 abitanti come uno di 2900 abitanti!), sia il fatto che la Giunta si sia riservata una discrezionalità così ampia nell’utilizzo del fondo di 2.600 milioni di euro.

Insomma, quello che è stato definito dalla Giunta un “piano Marshall” per  la Lombardia ci è parso in realtà un programma generico caratterizzato da poca qualità nella spesa.  Con tutti questi soldi si sarebbe potuto fare sicuramente di meglio!

Per quanto riguarda i fondi ai Comuni abbiamo proposto, invano, una serie di emendamenti che aumentassero le risorse a favore degli enti locali, introducendo altri criteri più diversificati e puntuali.

Per il fondo di 2.470 milioni abbiamo proposto invece di definire le finalità e le modalità di utilizzo di un fondo strategico di entità così elevata tramite una discussione in Consiglio Regionale e previo confronto con le autonomie territoriali, funzionali e sociali, determinando già da subito alcuni ambiti di destinazione delle risorse come:

  • interventi concordati ai tavoli per lo sviluppo in ogni provincia;
  • interventi nelle province e nei comuni maggiormente colpiti dalla pandemia COVID-19;
  • innovazione e riorganizzazione dei luoghi di lavoro e sociali, nonché delle reti e dei mezzi di trasporto pubblico, anche per rispondere alle nuove esigenze di distanziamento;
  • ampliamento delle reti telematiche sui territori;
  • diffusione del lavoro agile;
  • sostegno alla progettazione e realizzazione d’interventi innovativi dei comuni e delle province in campo di edilizia scolastica e per gli immobili dell’istruzione prescolastica;
  • investimenti per la sanità territoriale;
  • interventi dei comuni su immobili destinati all’uso come case rifugio nell’ambito delle reti antiviolenza;
  • rimozione dell’amianto dagli immobili pubblici.

Le nostre proposte emendative, purtroppo, sono state tutte respinte.

Fortunatamente miglior esito hanno avuto invece alcuni ordini del giorno, che sono sicuramente importanti come indirizzo politico ma hanno un minore impatto immediato e richiedono un monitoraggio successivo per verificarne l’applicazione.

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